giovedì 26 marzo 2020

I CAFFÈ STORICI DI MILANO - IL PROGETTO

I CAFFÈ STORICI DI MILANO

IL PROGETTO

Pasticceria Giovanni Galli

Il progetto "I Caffè Storici di Milano: Botteghe di sapori e tradizioni" iniziò a svilupparsi nell'anno 2016, quando mi venne chiesto di svolgere un tour tra le pasticcerie del centro città, per un gruppo di olandesi.
Accettai volentieri la richiesta, essendo l'argomento di mio molto gradimento.
Da una passeggiata che toccava la conoscenza di qualche cioccolateria addolcita da brevi soste, decisi di incominciare ad applicare questo format a un classico giro città, chiamando il percorso Dolce Milano.
Allo stesso tempo si sviluppò un tour particolare con Elesta Travel, che iniziò a toccare maggiormente le botteghe storiche. E' questo un altro argomento che tengo a cuore, cercando nel mio piccolo di promuovere e salvaguardare una Milano più vecchia che spesso scompare. (Profumo di Bottega).
Nel 2017 iniziò la collaborazione con l'ente Milanoguida a cui proposi il tour "I Caffè di Milano", ben più specifico e affinato nella trattazione degli argomenti, grazie all'applicazione della lettura di scritti più selezionati, in primis una "bibbia" sui caffè di Milano edita nel 1969. La promozione fu inizialmente una sfida, essendo il tour decisamente diverso ed innovativo. Questa esperienza e la consapevolezza di come il percorso potesse affascinare molte persone, mi ha inizialmente spinto ad approfondire qualche particolarità fino a voler immergermi totalmente nella lettura e nello studio di più libri possibili, riguardanti l'argomento e le botteghe storiche ad esso collegate.
Decine e decine sono gli scritti che ancora oggi continuo a consultare per svolgere questo percorso, che non solo continua ad essere effettuato con Milanoguida - sebbene la centralità dell'ente non faccia comparire il nome del collaboratore come ideatore del tour - ma anche  con Milano in Tour, Art-U, Linea Verde Viaggi e tutti coloro che richiedano questa visita guidata.
Nel 2018 grazie alla collaborazione di Gitec, il tour viene inserito con le proposte di altre colleghe guide abilitate nell'evento di maggio FoodCity.

Torrefazione Hodeidah Milano

E oggi?
Il progetto non si ferma!
I Caffè Storici di Milano non è per me uno dei tanti tour che svolgo, è il mio tour.
Nell'interesse di tutelare l'invenzione, gli studi e le visite guidate effettuate, il progetto oltre che continuare come appena indicato, prosegue per far si che nel rispetto anche dei miei interessi, ri-vengano rivelati scritti oramai persi nel tempo.
Presto si cercherà di attuare una pubblicazione, snella e pratica, che possa essere gradevole per tutti, non pesante ma ricca di informazioni e che porti maggiormente la conoscenza di queste realtà a cui siamo quasi quotidianamente abituati ad avere a che farci.

Per scoprire il percorso..

Almanacco Unione Cooperativa Meravigli Milano inverno 1913/14 - Collezione Mirko Valtorta



 

martedì 24 marzo 2020

LA SCALA DI MILANO: IL TEATRO E IL SUO MUSEO

I tour di Laura

LA SCALA DI MILANO

  IL TEATRO E IL SUO MUSEO



Il museo Teatrale alla Scala racconta attraverso la sua esposizione la storia del teatro più conosciuto della città e come ne era concepita la vita nei tempi addietro. 
Costruito seguendo il progetto di Giuseppe Piermarini e inaugurato nel 1778, la Scala ha segnato la storia musicale di Milano.
Numerosi ritratti svelano l'identità di cantanti, musicisti, compositori e direttori d'orchestra che hanno operato in Milano.
Il percorso cronologico sottolinea personaggi celebri come Giuseppe Verdi e Giacomo Puccini, non omettendo grandi cantanti come Maria Malibran, Giuditta Pasta e Maria Callas.
Qualora non ci fossero prove particolari in corso, è possibile dai palchi vedere il salone del teatro. Si scoprirà non solo il perché l'edificio mantenga il nome Scala, ma anche come lo stesso spazio era vissuto in passato.
Durante il percorso verrà data spiegazione anche del dietro le quinte, ricordando il lavoro svolto nei laboratori della Scala, l'Ansaldo in primis. 

Durata consigliata 2 ore max





venerdì 20 marzo 2020

Il Duomo di Milano

Approfondimenti & Letture

IL DUOMO DI MILANO

La cattedrale simbolo della città


Un'insolita leggenda afferma come la costruzione del Duomo fosse voluta da Gian Galeazzo Visconti, signore di Milano dal 1378 al 1402, poiché una notte avrebbe trovato ai piedi del suo letto il diavolo, che gli ordinò di innalzare un monumento con la sua effige per tornare ad avere sonni tranquilli. Gian Galeazzo avrebbe fatto così realizzare il Duomo con le insegne demoniache nei doccioni, gli scoli dell'acqua sui tetti verso l'esterno.
La storia afferma più realisticamente che il Duomo fu costruito per volontà dell'arcivescovo Antonio da Saluzzo, con l'obiettivo di unificare le basiliche di Santa Tecla e Santa Maria Maggiore. Con una nuova cattedrale Gian Galeazzo Visconti avrebbe invece avuto l'opportunità di mostrare la potenza del suo ducato.
Si afferma che la costruzione incominciò nel 1386. Non è però da escludere un primo progetto
totalmente in mattoni e successivamente distrutto nel 1385 di Simone Orsenigo, confermato ingegnere ufficiale nel 1387.
Fu poi Gian Galeazzo Visconti a scegliere i materiali, prediligendo il marmo di Candoglia rosato e venato, estratto dai monti omonimi in Val d'Ossola vicino a Novara. I marmi arrivavano in città tramite i canali d'acqua, dunque bisogna ancora oggi ringraziare il grande sviluppo dei Navigli per la costruzione del Duomo. I blocchi di marmo erano caricati su barche piane che percorrevano l'ultimo tratto del Toce, il lago Maggiore, il Ticino fino ad entrare nel Naviglio Grande e raggiungere la Darsena, porto di Milano. Dal XV secolo, tramite la Conca di Viarenna, i blocchi entravano nella cerchia interna fino al raggiungimento del laghetto (ancora oggi via Laghetto sebbene senza acqua) e da li erano scaricati per poi essere utilizzati.
Il 16 ottobre 1387 Gian Galeazzo si occupò di istituire la Veneranda Fabbrica del Duomo di Milano come centro amministrativo e organizzativo della chiesa, che si occupa ancora oggi di salvaguardare, promuovere, gestire il Duomo di Milano.
Una delle prime parti concluse fu l'abside, dato che la parte rimanente era ancora formata da Santa Maria Maggiore: bastava che solo il presbiterio fosse concluso per poter essere consacrato e celebrare le messe.

Il Duomo fu dedicato a Santa Maria Nascente sebbene la verticalità tipica dello stile gotico portava ad avvicinarsi maggiormente a Dio. La dedicazione può essere ricondotta al fatto che la costruzione dell'edificio venne incominciata proprio il 15 agosto, festa dell'Assunzione di Maria.
Ancora oggi, colei che è grande simbolo milanese e protegge tutta la città è la famosa Madunina. Realizzata dopo la conclusione del pinnacolo maggiore nel 1774, fu modellata da Giuseppe Perego e sbalzata in rame dall'orafo Giuseppe Bini. Composta dunque da lastre, fu ricoperta da oro zecchino in foglia. Alta 4.16m, rappresenta anche il punto più alto del Duomo con un'altezza di 108.50m, e fino alla costruzione del Pirellone il punto più alto di Milano. In epoca fascista un regolamento aveva proprio deciso che niente in Milano avesse dovuto sorpassare la Madonnina.
La costruzione del Duomo non si è mai fermata e sempre, oltre ad essere riconosciuto il centro della città, è grande patrimonio del popolo che non ha mai smesso di dedicare lavoro, visite, preghiere. Basti pensare al passato, a come la chiesa venne innalzata con l'aiuto di tutti: il Papa Bonifacio IX proclamò con bolla datata 1390 il grande Giubileo, chiedendo offerte, manodopera, elemosine, aiuti per la costruzione della grande chiesa. Nel 1387 Gian Galeazzo aveva concesso di far viaggiare i blocchi di marmo e serizzo con l'incisione a uf → ad usum fabricae (a ufo = gratis), evitando così il pagamento delle tasse di trasporto. Molti nobili diedero grandi offerte; senza distinzione di ceto i cittadini lavoravano gratuitamente all'edificio, gli artigiani creavano gli strumenti e gli accessori per lavorare al meglio, medici e farmacisti furono coinvolti nelle loro prestazioni; le fanciulle aiutavano dando le offerte ottenute durante il lavoro di cantagole: vestite di bianco, accompagnate da strumenti musicali, cantavano nelle strade.
Nel 1404 terminò la costruzione della prima guglia del Duomo: la Guglia Carelli. Fu dedicata al mercante Marco Carelli che lasciò alla Veneranda Fabbrica più di 35.000 ducati d'oro. La guglia termina con la statua di San Giorgio, il cui volto si riconosce in quello di Gian Galeazzo Visconti.
Il 16 ottobre 1418 Papa Martino V consacrò l'altare e aprì l'edificio al culto.
Sotto il ducato degli Sforza, i lavori proseguirono e anche Galeazzo Maria Sforza s'impegnò nell'aiutare lo sviluppo della cattedrale: il 21 agosto 1473 donò alla Fabbrica del Duomo di Milano i monti di Candoglia, garantendo per sempre la materia prima della chiesa, ancora oggi necessaria per restauri, consolidamento e conservazione di tutto l'edificio. Nell'epoca sforzesca si verificò già la problematica della stabilità statica della chiesa: la costruzione del tiburio era fondamentale non solo per sostenere la cupola stessa, ma per mantenere la stabilità di tutto l'edificio. Nel 1470ca, Guininforte Solari risolse egregiamente il problema, rinforzando la statica degli arconi ogivali collocati sui 4 piloni maggiori al centro del transetto, con la sovrapposizione di archi a tutto sesto. Dopo la morte del Solari, venne indetto un concorso con l'intento di andare a concludere definitivamente l'ottimo lavoro di Guininforte Solari: per essere riusciti a portare avanti un progetto realisticamente realizzabile, furono  premiati gli architetti Amadeo e Dolcebuono che terminarono la loro opera nel 1500.
Nel 1565 Carlo Borromeo fu eletto arcivescovo di Milano. Partecipe del Concilio di Trento del 1545, grande promotore della chiesa cattolica e soprattutto della riforma tridentina, trasformò il Duomo nel luogo fulcro contro il protestantesimo.
Carlo Borromeo incaricò il Tibaldi di riprogettare l'edificio “alla romana”, nelle forme tardo 500tesche tipiche della Roma papale, così da rendere esplicita la fedeltà di Milano al Papa e alla Chiesa Cattolica. Ci fu quindi una trasformazione del presbiterio e del coro con l'obiettivo di sottolineare nel centro della chiesa e della vita la presenza dell'eucarestia, la sacralità dell'altare destinato solo a chi celebrava la liturgia.
Anche con l'arrivo del cardinale Federico Borromeo, cugino di San Carlo, si procedette con il progetto alla romana sotto la direzione dell'architetto Francesco Maria Richini. Fu solo in questo periodo che si cercò di intervenire concretamente per una nuova facciata, sempre secondo l'ideale classico. L'opera non andò però a buon fine dato che il 10 luglio 1628, la prima delle 10 colonne monolitiche di granito rosa di Baveno, prevista dal progetto del Tibaldi, s'inabissò nel Lago Maggiore durante l'imbarco.
Della prima fase rimane comunque leggibile, su prescrizioni di San Carlo in merito al decoro delle fronti delle chiese, il complesso programma vetero-testamentario tratto dai cartoni del Cerano. Sopra il portale centrale c'è l'altorilievo della Creazione di Eva: Maria è identificata in Eva madre di tutti i viventi. Maria è nuova Eva e madre dei redenti, il peccato di Eva è riparato dalla salvezza di Maria. Le lunette dei portali minori delineano il disegno di redenzione del genere umano tramite il popolo d'Israele. Ester e Assuero, Sisarra e Giaele, Salomone e la regina Saba, Giuditta e Oloferne. Fu solo nel 1683 che la facciata di Santa Maria Maggiore risultò demolita. Il 26 maggio 1805 Napoleone si auto-incoronò Re d'Italia con la Corona Ferrea di Monza. Egli desiderò quindi il termine della facciata semplificando il progetto, riducendo al massimo tempo e costi. Chi si occupò di questo lavoro furono gli architetti Zanoja e Amati, lasciando comunque inalterato tutto ciò che era stato compiuto nei secoli passati.

Attenzione meritano anche i portali bronzei: al centro la prima realizzata da Ludovico Pogliaghi, datata 1906, rappresenta i Gaudi e i Dolori della Vergine. Adattata ai progetti più antichi messi in opera, è trattata in maniera che oltre a legarsi agli stili passati, richiama pure il liberty. Da sinistra si nota il portale di Arrigo Minerbi (1948) con la storia Cristianesimo a Milano; segue il portale di Giannino Castiglioni (1950) con la Vita di Sant'Ambrogio. Dopo la porta centrale, Pessina e Lombardi (1950) rappresentano la Storia della Municipalità di Milano; come ultimo Luciano Minguzzi (1965) realizza la Storia della Cattedrale di Milano. Il Duomo ha una pianta a croce latina di 5 navate, con la suddivisione in 3 navate anche nel transetto. I piloni delle navate sono in tutto 52 come le settimane dell'anno e i Santi racchiusi nei capelli alti 6m accompagnano e proteggono per tutto l'anno i fedeli.

Da non perdere:

San Bartolomeo apostolo

La scultura è una delle più scenografiche, diventando un qualcosa di obbligatorio da osservare, davanti al quale esplodono sorpresa e diverse emozioni. In realtà la statua era esposta all'esterno come quelle che ancora oggi abbelliscono il Duomo, ma fu traslata all'interno nel 1575ca per essere meglio vista e osservata. Il protagonista è San Bartolomeo, apostolo di Gesù martirizzato scuoiato vivo. L'artista è Marco d'Agrate, molto aperto agli studi accademici. Sicuramente vanitoso e consapevole dell'ottimo risultato ottenuto fece incidere sulla base della scultura una frase in latino che significa: “Non mi scolpì Prassitele (grande scultore greco!), bensì Marco d'Agrate nel 1562. Non si esclude la grande fattura dell'opera che ricalca con grande minuzia gli studi anatomici già messi in pratica da Michelangelo. Ottima quindi la resa dei muscoli, dei tendini, delle vene, del volto oramai scarno. Da non dimenticare anche la resa della pelle che non è un semplice panneggio, ma la pelle di un vero e proprio corpo umano, una mollezza nella quale si continua a leggere un volto barbuto dai capelli ricci, le sagome di mani e piedi.

Lo Scurolo di San Carlo


Il sepolcreto degli arcivescovi che oggi non è nient'altro che un semplice corridoio neoclassico adattato nel XVIII secolo, collega direttamente allo scurolo, una piccola cripta ottagonale nella quale si conservano i resti di San Carlo Borromeo. Alla morte avvenuta il 4 novembre 1584, l'arcivescovo fu sepolto in una nuda tomba a pavimento, ai piedi dei gradini che conducono al presbiterio. Per la beatificazione, il sepolcro fu ispezionato e scoperto che era allagato, si decise di provvedere a una sepoltura più degna. Il progetto del Richino approvato da Federico Borromeo fu terminato in tempo, prima della canonizzazione del Santo avvenuta nel 1610. Negli anni successivi le pareti furono decorate con la seta, la zoccolatura rifinita da marmi pregiati, i riquadri in broccato rosso e oro, con gli stemmi e il motto Humilitas. Nel 1619 fu approvata la grande fascia a soffitto in lamina d'argento, retta da 8 erme femminili angolari e ornata da altrettanti rilievi a sbalzo illustranti la vita del Santo (scene molto simili a quelle dei teleri). La decorazione fu ideata da Giovanni Andrea Biffi ed eseguita dagli argentieri G.B. e Federico Perego. I resti sono conservati in un'urna di cristallo di rocca e argento, sorretta da angeli-virtù e abbellita da pannelli in rilievo. Disegnata dal Cerano che si occupò anche del piccolo ritratto soprastante, forse il più antico di San Carlo che esista, fu donata da Filippo IV, re di Spagna. Pietre preziose rivestono i paramenti arcivescovili; la croce pettorale di tormaline verdi è dono dell'Imperatrice Maria Teresa d'Austria, mentre il lampadario è regalo di Alessandro Manzoni. Il volto di San Carlo è coperto da una maschera d'argento modellata su quella di cera realizzata dopo la sua morte.

Il Deambulatorio 
Il Duomo di Milano rimane una delle poche chiese nella città dotata di un corridoio absidale percorribile. Oltre alle vetrate quasi totalmente rifatte dagli artisti Bertini nell'800, spicca la presenza di altre opere antiche e simboliche. Esempi sono il monumento a Papa Martino V realizzato da Jacopino da Tradate seguendo i principi della ritrattistica lombarda e inserendo un grande gioco nei panneggi mossi e curvi della veste; l'affresco della Crocifissione tra la Vergine, San Giovanni l'Evagelista, Gervasio e Protasio, unica testimonianza di affreschi che dovevano probabilmente decorare tutta la cinta esterna del coro tra 1300 e '400. L'opera è attribuita a Isacco da Imbonate.


Il Duomo di Milano è considerato una delle chiese più grandi al mondo dopo San Pietro in Vaticano e la Cattedrale di Siviglia. Queste sono le sue misure:
Longitudine esterna → 158m
Longitudine esterna del transetto → 93m
Altezza della facciata → 67,90
Altezza massima → 108,50m (Testa della Madonnina)
Superficie esterna coperta → 12.000m² ca
Peso totale → 325 tonnellate ca
Statue tra interno ed esterno → 3400 ca
Finestre → 164 - 55 istoriate
Guglie → 135
Doccioni → 150
Larghezza delle 5 navate → 57,60
Altezza della navata centrale → 45,55m
Altezza dei piloni → 24m
Diametro piloni → 2,50m
Altezza dei capitelli → 6m
Diametro dei capitelli → 3,40m
Altezza della cupola → 64,30m


Lettura Consigliata
I Tesori di Milano - Milano e il suo Duomo
Storia e Costruzione di uno dei più grandi templi della Cristianità
Francesco, Giacomo e Rachele Ogliari
Edizioni Selecta
2010 - 80 pag

Guida della Cattedrale di Milano
A cura di Ernesto Brivio 
Veneranda Fabbrica del Duomo d Milano
1991 - 240 pag


  

mercoledì 18 marzo 2020

CASA MUSEO POLDI PEZZOLI

I tour di Laura

  CASA MUSEO POLDI PEZZOLI

  LA COLLEZIONE ECLETTICA DI GIAN GIACOMO



Aperto al pubblico nel 1881, amatissimo sia dai milanesi che dal pubblico internazionale, il Museo Poldi Pezzoli incanta non solo per il fascino degli ambienti, che evocano le epoche del passato dal Medioevo al Settecento fino all’Armeria reinterpretata dall’artista contemporaneo Arnaldo Pomodoro, ma anche per la varietà e ricchezza delle raccolte. Capolavori di pittura, sculture, tappeti, pizzi e ricami, armi e armature, gioielli, porcellane, vetri, mobili, orologi solari e meccanici: oltre 5000 oggetti straordinari, dall’antichità al XIX secolo, immersi in una atmosfera magica.
Tra i dipinti databili dal XIV al XVIII secolo, spiccano capolavori di Pollaiolo, Sandro Botticelli, Giovanni Bellini, Andrea Mantegna, Piero della Francesca, Perugino, Tiepolo e Francesco Hayez.
Il palazzo che ospita il museo risale al XVII secolo, ed era stato acquistato da Giuseppe Pezzoli, antenato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, alla fine del Settecento. Tra il 1850 e il 1853 Gian Giacomo affida a Giuseppe Balzaretto (1801-1874) un’ulteriore modifica, in contemporanea con la ristrutturazione del suo appartamento.
Una delle sale più belle della casa è lo Studiolo Dantesco: piccolo studio privato di Gian Giacomo Poldi Pezzoli, fu progettato da Giuseppe Bertini e Luigi Scrosati. L’ambiente si ispira al Medioevo e a Dante, raffigurato negli affreschi e nelle vetrate dello stesso Bertini. In questa stanza Gian Giacomo Poldi Pezzoli teneva le opere più preziose delle sue raccolte di arti applicate.


Durata consigliata 2 ore 



sabato 14 marzo 2020

Giuseppe Arcimboldo

Approfondimenti & Letture

Giuseppe Arcimboldo

Stagioni ed Elementi

Giuseppe Arcimboldo nacque probabilmente a Milano nel 1526, forse discendente della rinomata famiglia di ramo milanese Arcimboldi. Prozio di Giuseppe fu Gianangelo Arcimboldo che fu dal 1550 al 1555 arcivescovo di Milano. Egli contribuì moltissimo alla formazione del nipote, mettendolo in contatto con artisti, eruditi, letterati ed umanisti. Il padre Biagio era invece pittore presso il Duomo di Milano e conoscente di Bernardino Luini.
Il primo pagamento a Giuseppe Arcimboldo risulta essere datato al 1549, per la realizzazione di 4 disegni per le vetrate del Duomo di Milano.
Una delle più importanti testimonianze della carriera giovanile è ancora oggi l'affresco del transetto meridionale nel Duomo di Monza, disegnato ed eseguito con Giuseppe Meda. Il contratto tra i due artisti e la Fabbrica data al 28 maggio 1556 e gli affreschi furono completati nei primi mesi del 1559. Nel contratto dettagliato risulta che Arcimboldo e Meda erano collaboratori alla pari. L’attività milanese si concluse con il concorso per il Gonfalone di Sant’Ambrogio oggi al Castello. 

Gli anni presso la corte viennese spostata a Praga di Rodolfo II furono considerati l'apice della carriera dell'artista. Nel dicembre 1576 fu nominato "ritrattista e pittore" di corte. Alla corte imperiale Arcimboldo svolgeva però altre mansioni in diversi campi come quello dell'architettura, della scenografia, dell'ingegneria edile e dell'idraulica. Era riconosciuto anche come grande intenditore d'arte tant'è che la sua opinione risultava essere così importante da adattare il giudizio dello stesso imperatore a quello dell'artista.
All’interno delle corti europee, e quindi anche per la corte di Praga, si svilupparono collezioni denominate Wunderkammern, comprendenti prodotti artificialia e naturalia: quadri, sculture, monete, antichità, orologi, strumenti scientifici e meccanici, automi, armi, reperti; animali, piante e minerali tentando di riproporre l’intero mondo. Si preferivano pezzi che erano strani, mostruosi, fuori dalla norma; che potevano stupire, essere preziosi, raffinati o provenienti da mondi lontani nel tempo e nello spazio. Particolarmente apprezzati e ricercati erano poi gli oggetti dove arte e natura potevano fondersi: uova di struzzo, conchiglie, rami di corallo, corna di animali montati in oro, pietre preziose ecc.

I quadri delle teste di Arcimboldo erano oggetti pertinenti al mondo delle Wunderkammern non solo per essere “ghiribizzosi, e rari al mondo”, ma anche perché i soggetti naturalistici erano resi in maniera molto abile e realistica.
Nelle opere di Arcimboldo si possono ancora ricordare i pupazzi costruiti in occasione delle feste del Carnevale milanese. I fantocci, che poi venivano smembrati, erano composti da ortaggi, frutti, salumi, dolciumi, si adornavano con orecchini e collane di pesci, castagne e fichi secchi. Oltre alle feste legate a ricorrenze annuali, molte altre occasioni si presentarono nel corso degli anni per realizzare addobbi, organizzare sfilate, innalzare trionfi o imbandire banchetti. Le entrate di monarchi e regnanti, di governatori, di cardinali e arcivescovi, duchi e arciduchi, vennero sottolineate da architetture più o meno grandiose. Giochi guerreschi erano parte integrante dei passatempi offerti in occasione delle visite di ospiti particolarmente importanti, mentre in alcune speciali circostanze si organizzava solo una sfilata, con personaggi o personificazioni di stati d’animo e allegorie. Gli sposalizi di importanti cittadini erano occasione di festeggiamenti che comprendevano anche giochi guerreschi. Gli stessi banchetti erano occasione per imbandire fantasiose costruzioni. 

LE TESTE DI ARCIMBOLDO
Nonostante i documenti ci facciano intendere che le opere realizzate dall'artista erano in gran numero, ciò che ci è rimasto attribuibile all'artista con certezza non è molto. È però fondamentale per intendere come l'Arcimboldo si rese famoso e promosse una nuova arte.
Alcune delle più famose:
  • Serie Quattro Stagioni di Monaco 1555-60 (secondo nuova attestazione)
  • Serie Quattro Stagioni di Vienna 1563 (ora al Kunsthistorisches Museum e Museo Real Academia di Madrid)
  • Serie Quattro Elementi di Vienna 1566
  • Serie Quattro Stagioni di Parigi 1573 (ora al Louvre)
  • Vertunno 1590 (ora in Svezia)
  • Ortolano 1590-93 (ora a Cremona)
Lo studioso Francesco Porzio ha attribuito una datazione anticipata agli anni 1555-60 alla serie delle Quattro Stagioni di Monaco di Baviera. Secondo lo studioso Arcimboldo avrebbe rifatto per la corte le teste delle Stagioni inventate a Milano, in maniera più raffinata e unendole agli Elementi creati per Massimiliano II. Si può supporre che l'Arcimboldo abbia ricevuto l’incarico di dipingere ancora le Quattro Stagioni, dato il successo della prima versione. Nella nuova versione migliorò le sue opere conferendo alle teste anche proporzioni più equilibrate e precisione anatomica. Le numerose e sottili variazioni nella serie di Vienna suggeriscono che a corte ci fosse già un modello da confrontare. La serie di Monaco potrebbe quindi essere stata inviata da Milano come dono di presentazione, oppure portata a corte dall’artista al suo arrivo a Vienna nel 1562.

INVERNO
Nell'esemplare del Louvre tutti i particolari sono stati nuovamente affinati, dando ulteriore grazia al volto effigiato. Gli agrumi occupano uno spazio più perfetto nello spazio. Questi colori e il verde dell'edera sottolineano che l'inverno non durerà per sempre. Rimane molto evidente nell'Inverno la caricatura brutta leonardesca, nonché gli intrecci di rami richiamanti le decorazioni della Sala delle Assi del Castello Sforzesco di Milano.

PRIMAVERA
Nel cappello, nel volto e nel busto quasi ogni elemento cambia forma, dimensione e posizione; dal giglio-pennacchio sul cappello all’iris e alle fragole di bosco sul seno. Ancora nell'ultima versione del Louvre alcuni particolari sono maggiormente ingentiliti. La pelle viene composta da fiori di tonalità dal bianco al rosa. Evidenti le conoscenze naturalistiche dell'artista: nella Primavera si sono contate 80 specie botaniche di fiori.

ESTATE
Nella testa di Vienna il naso-cetriolo viene ingentilito scegliendo un esemplare ricurvo. La bocca-baccello diventa un sorriso. L’orecchio-pannocchia è integro, ridotta invece la zucchina che occupava una porzione eccessiva del collo. Vengono eliminati gli spazi vuoti. Per esempio la pesca e la susina ruotano su se stesse, riposizionando le fessure per modellare in modo più efficace la guancia e la narice. Il carciofo è raddrizzato con foglie nuove. Nel labbro superiore Arcimboldo gira le ciliegie, nel mento la pera è più grande e s’innesta senza picciolo. Nella nuca ci sono due ciliegie, una spiga e una melanzana in più, mentre cambia la forma dell’uva. Nella fronte compare un intreccio di paglia a formare i capelli. Evidente la differenza confrontando anche l'ultimo esemplare del Louvre. Gli esemplari di Vienna e del Louvre risultano essere firmati e datati.

AUTUNNO
La versione del Louvre è l'unica ad essere rimasta ben conservata delle tre teste dell'Autunno. Sulla botte disfatta, uno dei due rami di ulivo è stato sostituito da un frutto. Sulla sommità della testa, l’uva e le foglie hanno cambiato posizione e la chiocciola è stata rimpicciolita. Il sopracciglio e il gambo della zucca hanno un movimento più sinuoso e su quest’ultimo i rametti delle mandorle hanno una forma diversa. Anche la castagna-bocca sembra di forma differente. I frutti lasciano intendere la fertilità dell'Autunno.

ELEMENTI – STAGIONI ED ELEMENTI
Gli elementi furono probabilmente creati come pendant delle Stagioni.
Le Stagioni sono costituite dagli Elementi a esse corrispondenti. Alla primavera calda e umida corrisponde l’aria; all’estate calda e secca corrisponde il fuoco; all’autunno freddo e seccocorrisponde la terra, all'inverno freddo e umido corrisponde l’acqua.

Le teste non si limitano ad esprimere le conoscenze naturalistiche. Vi è un carattere celebrativo e allegorico. Stagioni ed Elementi sono un omaggio all'imperatore: i profili sarebbero ritratti dell'imperatore che celebrano il suo dominio sulle stagioni e sugli elementi (macrocosmo) e sul microcosmo che a essi è subordinato (fiori, oggetti, ecc). Un microcosmo che può essere anche molto lontano. Es. la melanzana e certi tipi di ortaggi venuti dall'America. Prendono forma umana per significare il dominio benevolo della casa d'Austria sull'universo e sul tempo nella persona del sovrano.

VERTUNNO
Dietro al faccione di verdura e frutta si nascondeva lo stesso ritratto di Rodolfo II. Il Comanini scrisse per l'opera un lungo poema nel quale evidenziava tutti i significati simbolici e allegorici in modo tale che Rodolfo II potesse ammirare il dipinto e nel mentre leggere tutti i riferimenti. Il viso in effetti era quasi una caricatura ridicola. Il sovrano doveva riconoscere nell'opera il suo stesso volto. Il dio Vertunno è considerato nella mitologia un dio mutevole perché rappresenta il variare delle stagioni e degli elementi: il seme si trasforma in albero, le gemme dell’albero in fiore e il fiore in frutto. Ovviamente il Comanini non tralascia di cogliere questo aspetto metamorfico del dio antico per applicarlo a Rodolfo II. Descrive come Giove (Dio) abbia distinto tutti gli elementi per creare il mondo. Molti dei versi che il Comanini ha inserito nel poemetto sono dedicati all’autopresentazione dello stesso Vertunno come figura imperiale: io, dice lo stesso Vertunno in tali versi, accolgo in me le varie forme dei frutti delle quattro stagioni dell’anno, come Rodolfo imperatore esprime con la sua persona la varietà e la saggezza delle quattro età dell’uomo. È evidente che il rigoglio, la floridezza e l’abbondanza delle stagioni dell’anno che il Vertunno raccoglie in sé alludono alla prosperità dell’età dell’oro che ritorna con il regno governato da Rodolfo II. Si può supporre che l’Arcimboldo, nello scegliere il tema dei suoi quadri da inviare al sovrano, si sia consultato con gli amici letterati e il fatto che egli dovette consultare qualche testo sulla mitologia allora disponibile.

TESTE REVERSIBILI
Le teste reversibili di Arcimboldo sono opere che accentuano il legame con il genere della natura morta. Lomazzo nel Trattato scrisse: “ancora si possono fare medesimamente le figure perfette da vedere, che poi rivoltato quelle di sotto, di sopra, ci appaiono auanti à gli occhi altre figure, molto sconformi, dalle prime già vedute; & molte altre simili bizarrie, si posson fare […]” Solo rivoltando il dipinto sottosopra, si scopre un’immagine diversa da quella originaria. Ed è a questo punto che nasce il riso, il divertimento, la consapevolezza del piacevole inganno, l’apprezzamento della bizzarria, dell'invenzione e del capriccio naturalistico. L’osservatore ha il piacere di comprendere la logica del trucco, del riconoscimento di ogni singolo oggetto che è reso con abilità (la pera diventa un naso, un ortaggio la barba, un grappolo d’uva riecheggia i capelli arricciati, un fiore forma il mento ecc.). Si ha poi l'impossibilità percettiva di vedere contemporaneamente entrambe le figure. 


Lettura Consigliata

Arcimboldo - Artista milanese tra Leonardo e Caravaggio
A cura di Sylvia Ferino-Pagden
Skira
2011 - 391 pag


Arcimboldo 1527-1593 Pittore illusionista del manierismo
Werner Kriegeskorte
Taschen
2005 - 80 pag


 

lunedì 10 febbraio 2020

IL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

I tour di Laura

IL CIMITERO MONUMENTALE DI MILANO

  IL RIPOSO NEL MUSEO A CIELO APERTO

Cimitero Monumentale




Il Cimitero Monumentale di Milano è definito museo a cielo aperto.
Simbolo della modernità post unitaria, vi sono all'interno opere scultoree di altissima qualità che testimoniano gli stili dell'ecclettismo, della scapigliatura, del decò, del razionalismo. Solo chi è stato caratterizzato da uno status sociale elevato e un nome celebre, ha potuto essere sepolto in questo cimitero.
È per questo che ancora oggi, visitando questo luogo magico, è possibile scoprire chi ha trasformato Milano in una grande Milano.

Tomba Achille
Esempi di sepolture:
Alessandro Manzoni
Hayez
Alda Merini
Tomba Falk
Tomba Campari
Dompè di Mondarco
Bistoletti
Bocconi

Giuseppe Mengoni


Accompagna il percorso anche la visita del famedio, dell'ossario, del tempio crematorio.

Le tematiche toccate sono svariate. Artisti, stili, donne, moda, simboli etc



Durata consigliata 2 o 3 ore


mercoledì 5 febbraio 2020

CASA MUSEO BAGATTI VALSECCHI

I tour di Laura

CASA MUSEO BAGATTI VALSECCHI

  IL GUSTO DEL BELL'ABITARE

Cortile casa privata



Il Museo Bagatti Valsecchi è una casa museo frutto di una straordinaria vicenda collezionista di fine Ottocento, che ha come protagonisti due fratelli: i baroni Fausto e Giuseppe Bagatti Valsecchi.
A partire dagli anni ottanta del XIX secolo, i due fratelli si dedicarono alla ristrutturazione della dimora di famiglia situata nel cuore di Milano: un palazzo tra via Gesù e via Santo Spirito, oggi al centro del quadrilatero della moda. Parallelamente, i due fratelli iniziarono a collezionare dipinti e manufatti d’arte applicata quattro-cinquecenteschi con l’intento di allestirli nella loro casa così da creare una dimora ispirata alle abitazioni del Cinquecento lombardo.
Un progetto incredibilmente attuale, anche per il desiderio di fratelli di concentrare nella loro dimora tutto ciò che di avveniristico nel mondo dell’epoca potesse esserci – riscaldamento, acqua corrente e luce elettrica – e farlo incontrare con il massimo della raffinatezza.

La predilezione per quell’epoca era in linea con il programma culturale varato dalla monarchia sabauda all’indomani dell’Unità d’Italia; proprio nel Rinascimento si individuava il momento cui guardare per la costruzione di una nuova arte nazionale, ingrediente indispensabile per il consolidamento di quell'identità comune ancora troppo debole.                                                     
Durata del Tour 2 ore circa