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martedì 20 aprile 2021

Vetrate Artistiche Grassi - Milano

 
GRASSI
VETRATE ARTISTICHE 
 
vetrate colorate

La produzione di vetrate da parte della famiglia Grassi iniziò alla fine dell'800, quando Alessandro imparò quest'arte in Francia, operando nel restauro delle vetrate della Cattedrale di Chartres e a seguito tramandando i segreti del mestiere.
Fu così che dopo le due guerre, con lavoro e crescita, la Bottega Grassi proseguì la sua produzione: nel 1946 l'attività venne continuata da Florindo Grassi, mentre dal 1957 da suo figlio Alessandro Grassi. Ad oggi, passando di generazione in generazione, sono la figlia Barbara e il genero Antonello a guidare questa storica azienda.
 
La bottega realizza ancora i manufatti seguendo l'antica tradizione vetraria francese, utilizzando i materiali colorati in piastre di primissima qualità, di durata illimitata nel tempo. 
La professionalità e la passione sono, per Vetrate Artistiche Grassi, le prime sensazioni che vengono trasmesse ad ogni visitatore che si avvicina a questa antica arte di  lavorazione del vetro.  
I maestri artigiani modellano il vetro con lo stesso amore ed entusiasmo del primo giorno, fieri del mestiere che svolgono e dei grandi risultati ottenuti, presso i laboratori dell'azienda.
 
 alessandro grassi vetrate milano
 
La lavorazione inizia dallo studio del progetto, seguito in ogni minimo dettaglio. Si parte da un bozzetto in scala realizzato da un disegnatore specializzato, per passare poi al disegno in grandezza naturale e, in collaborazione con il cliente destinatario, si passa alla scelta dei colori dei vetri e dei tagli tecnici che comporranno la vetrata artistica finale. 
I vetri colorati di primissima qualità vengono tagliati a mano, legati a piombo e saldati a stagno. Gli eventuali interventi pittorici sono realizzati a grisaille vetrificabile cotta a gran fuoco, per ottenere una durata illimitata nel tempo, rispettando l’antica tecnica dei maestri vetrai francesi.

giovedì 1 aprile 2021

Rosa Genoni e la Moda Italiana

 
ROSA GENONI
 L'IDEA DELLA MODA ITALIANA
Natura ed Arte - L'Arte e la Moda
Giugno 1908 

Al Congresso delle Donne Italiane: Una Calda Perorazione a Pro' di una Moda Nazionale.
 
donne rivista natura ed arte milano
 
Nel convegno intellettuale di Roma dello scorso maggio, che segnò la misura del progresso, dell'operosità, dell'attività vigile ed illuminata a cui è giunta la donna italiana nelle opere di assistenza pubblica, nell'educazione della giovinezza, nelle lettere e nelle arti belle, una voce si levò - ricca di entusiasmo e di fede - propugnare un suo ardente sogno: quello di una moda nazionale.
Né parve frivolo il tema, come a primo aspetto avrebbe potuto venire giudicato, dopo cento discussioni ardite e severe. 
Poiché se è sciocca occupazione in una donna il pensare unicamente al proprio abbigliamento, trascurando la cultura della mente e le opere buone che devono emanare da lei, è però doveroso per essa il saper rendere gradito, artistico e bello quest'involucro della sua persona che a priori ne rivela i tratti fondamentali dello spirito, le sue tendenze e les ue aspirazioni. 
 
D'altra parte non si cerca di favorire in ogni modo il risveglio delle industrie locali italiane di pizzi, di paglie, di stoffe, di ricami?
E a cosa dovrebbero praticamente servire queste nuove attività risvegliate, se non ad abbellire la casa e l'abbigliamento della donna?
Non basta produrre elementi isolati di bellezza; occorre saperli scegliere, coordinare, adattare con un'ispirazione artistica, affinché rispondano veramente al loro scopo. 
E' umiliante il pensiero che in Italia si tesse, si ricama, si ottengono i più meravigliosi pizzi... e poi si aspettano dalla Francia e dall'Inghilterra gli abiti confezionati, ricchi... delle nostre ricchezze!
 
Per questo Rosa Genoni, instancabile nella sua propaganda - già conosciuta a Milano per la bella vittoria riportata con la sua mostra abiti artistici all'Esposizione del 1906 - ha parlato a Roma, dove tante intelligenti dame la potevano comprendere, sulla necessità di creare e di affermare una moda italiana.
I suoi pensieri sono nobili ed elevati, le ragioni ch'ella adduce, per scuotere l'indifferenza delle nostre signore e per sottrarle al servilismo della moda d'Oltralpe, sono degne di essere accolte da tutti coloro che considerano il costume di un popolo qualcosa di più di una vanità e di una frivolezza. 
 
pagina rivista natura ed arte milano

"Non v'ha dubbio, ella dice, che le manifestazioni esterne della nostra personalità rivelino il carattere dell'individuo e della collettività, del singolo e della stirpe, e che nessuno possa sottrarsi alla gran legge per cui rappresentiamo il prodotto dell'ambiente e dell'eredità, accumulati attraverso i secoli. 
" Ed è per ciò che rinunciare ai caratteri del proprio costume equivale a rinunciare ad una piccola parte della propria psiche, ed alle caratteristiche della propria gente; significa in questo lasciarsi sottomettere ed assorbire, perché sono sempre i deboli quelli cui piace assumere gli atteggiamenti dei forti".
E a ragione soggiunge:
"Il figurino cosmopolita bandito da Parigi, che rende spesso l'Italiana una bambola, la moda inglese che la dissecca e l'irrigidisce, quella tedesca che l'infagotta, non sono per nulla adatti alla nostra indole etnica e storica, alle nostre tradizioni d'arte, al nostro tipo fisico, ed alla rinnovellata vita nazionale".

sabato 27 marzo 2021

Ottavio Re - Accessori per l'Alta Moda a Milano

   
OTTAVIO RE

 di COLETTO

Bottoni - Cinture - Bijoux - Borse 

bottoni ottavio re milano

La Ditta Re Ottavio, costituita con tale denominazione nel 1935, continua a svolgere un'attività artigianale oramai rara.
Al centro del famoso Quadrilatero della Moda - in via Bagutta,1 - sono esposti e confezionati modelli di bottoni, cinture, bijoux e borse, creati rigorosamente a mano nell'attiguo laboratorio.
La maestria di un tempo per un mestiere che non deve scomparire.
 
Emanuele Coletto iniziò a lavorare presso la bottega gestita da Ottavio Re negli anni '40, verso la fine della guerra. Lavorò come fattorino appena quindicenne, facendo a seguito carriera e crescendo di posizione.
Successivamente, negli anni '70 e alla morte di Ottavio Re, riuscì a rilevare la bottega, diventando proprietario e l'anima di questa raffinata attività.
 
ottavio re di coletto milano

Oggi, bottega e attività sono nelle mani di Sergio Coletto (figlio di Emanuele) che, appresi i segreti del mestiere, continua la realizzazione e la commercializzazione di pregiati manufatti. Le tecniche e gli strumenti sono quelli tradizionali, l'arredamento quello originale dell'epoca.
Nell'archivio del negozio sono conservati e custoditi sia i modelli che risalgono al dopoguerra, sia le ultime novità realizzate per le firme più famose.
 
Entrando nel negozio, è possibile ammirare, appese alle pareti, centinaia di esemplari di cinture in pelle, in metallo, in stoffa, con cristalli, strass e pietre varie, spesso realizzate su misura o su commissione. 
In una miriade di cassetti e scaffali sono riposti migliaia di bottoni di tutte le forme e materiali

giovedì 25 marzo 2021

Lo Spirito Folletto - Satira Milanese

LA SATIRA A MILANO

- LO SPIRITO FOLLETTO -

1848

"La satira è l'esame di coscienza dell'intera società, è una reazione del principio del bene contro il principio del male; è, talora, la sola repressione che si possa opporre al vizio vittorioso. È un sale che impedisce la corruzione". Carlo Cattaneo
 
intestazione giornale lo spirito folletto

Avvertiva Camillo Cima che “il solenne ingresso della caricatura in Milano, avvene l'1 maggio 1848 colla comparsa del primo numero dello Spirito Folletto". 
In tutta Italia l'esplodere della satira politica segnò il carattere epocale della svolta del 1848 nella produzione culturale, almeno quanto fu la fulminea diffusione dei giornali di carattere politico. 
Col 1848 il controllo della censura divenne più tollerante, in tutti gli Stati italiani, a seguito della concessione degli statuti.
Fare storia della satira in Italia, significava fare storia della sua controparte, e cioè della censura che interveniva quotidianamente, pur con variabile sensibilità, sulla linea editoriale e sulla sostenibilità economica di un giornale satirico. La satira disegnata italiana, tra il 1848 e il 1870, fu prevalentemente moderata e moderatamente anticlericale.
 
19 maggio 1848
Tutti i giornali italiani seguono a dimostrare come che due e due fanno sei, che l'Austria è del tutto in sfacello, che l'esito della guerra è sicuro, che Radetzky è un vecchio imbecille, e che i suoi soldati sono deboli e vili, e che saranno in poco tempo distrutti. Va benissimo! dunque i posteri leggendo tutte queste declamazioni giornalistiche, concluderanno che noi non abbiamo nessun merito di avere acquistata l'indipendenza, che abbiamo fatto una guerra da ragazzi, perché non abbiamo trovato resistenza, e che i nostri soldati hanno vinto, perché era impossibile il perdere! Oh confratelli carissimi, le vostre spampannate ci fanno ridere!

venerdì 12 marzo 2021

Le Grandi Donne di Milano

 

 LE GRANDI DONNE DI MILANO

Ci sono storie che a leggerle scorrono via come romanzi. Ci sono pagine di vita che segnano - e sembrano racconti - la Storia maiuscola.
Milanesi di nascita o di residenza - a volte tutte e due le cose ostentate con orgoglio - le riconosci eccome, perché queste donne sono già tutte famose. Le hai incontrate a scuola, nei libri di storia o letteratura, orditrici della politica dei mariti, protagoniste involontarie di sonetti, muse ispiratrici, amanti, cantanti o attrici. Ne hai già letto amori o gesta, ne riconosci le parole piegate alla metrica, i gesti controcorrente. O più spesso, le ricordi per come ce le ha consegnate la storia. E' qui l'occasione per riscoprire la tempra delle donne che hanno fatto grande Milano. Le vite di queste donne lasciano molte tracce, e contribuiscono a ricostruire per esempio anche una storia della condizione femminile attraverso i secoli.
 
In questo libro sono presentati 32 ritratti, eccone alcuni.
 
vignetta con donne medioevali
 
 
AURONA 
Figlia del duca longobardo d'Asti Ansprando, sorella del futuro re Liutprando. Il duca Ansprando divenne tutore e reggente di Liutperto, figlio del defunto re Cuniperto. Alcuni duchi longobardi ribelli attaccarono il regno. Dopo alcune peripezie divenne re, Ariperto. Ansprando riuscì a fuggire ma per trovarlo, Ariperto decise di imprigionare la sua famiglia. Paolo Diacono nella "Storia dei Longobardi" indica come la moglie e la figlia Aurona furono mutilate al viso, del naso e delle orecchie. Le donne si rifugiarono a Milano da Teodoro, vescovo figlio e fratello. Aurona poté fondare un monastero per trascorrere i suoi giorni, dedicato a Santa Maria e nella zona di Porta Nuova. L'anno di fondazione fu intorno al 740 d.C, periodo in cui il vescovo Teodoro morì e luogo in cui venne sepolto. Ancora oggi si ricorda il monastero come una delle prime chiede doppie di Milano.